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Grano duro, ora riforme strutturali per la filiera

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Un intervento del Presidente di Cia Benevento, Carmine Fusco pubblicato oggi (23 febbraio 2023) da Il Mattino Edizione Benevento.

Carmine Fusco*
Si apprende sempre con piacere dei successi dell’industria agroalimentare nazionale. I dati più recenti e aggiornati riguardanti la Campania sono contenuti nel Monitor dei Distretti del Mezzogiorno di Banca Intesa San Paolo, ripresi 15 febbraio nelle pagine nazionali de “Il Mattino”. Ma la politica deve fare di più per sostenere il reddito degli agricoltori, senza i quali questo successo in parte non sarebbe possibile, agendo al più presto sui possibili meccanismi di regolazione del mercato e sull’affinamento dei contratti di filiera, atteso che la storia recente della Politica agricola comune insegna si osserva il progressivo disimpegno delle politiche europee nel sostegno diretto ai redditi agrari. Riforme queste che diventano ancora più urgenti se viste dagli agricoltori delle aree interne, che soffrono lo svantaggio naturale dell’agricoltura montana, fatta di rese per ettaro inferiori a quelle di pianura e di condizioni di lavoro più gravose e talvolta più pericolose.

Tra i dati del Monitor dei Distretti del Mezzogiorno in particolare colpiscono quelli riguardanti il trend positivo dell’export per i distretti dell’Alimentare napoletano (620 milioni di euro tra gennaio e settembre 2022, in crescita sui primi tre trimestri del 2021 del 41,9%) – terzo distretto industriale del Sud per capacità di export – e il distretto dell’Alimentare di Avellino (253 milioni di export, un dato dell’export in crescita del 22,4%). In entrambi questi distretti c’è una forte componente data dalla produzione di paste alimentari, anche connotate dal carattere della tipicità, è il caso di Gragnano, con l’omonima pasta Igp.
E sono distretti industriali che acquistano ovunque la materia prima, il grano duro, anche nel beneventano.

A fronte di questi successi non si può fare a meno di notare come la componente agricola di questa filiera quella delle imprese cerealicole che investono sul grano duro di qualità pastificabile negli ultimi mesi sia stata fortemente penalizzata, sia dall’andamento dei prezzi di mercato del grano duro, che da quello dei mezzi tecnici e dei carburanti. Un fenomeno che non ha mancato di colpire la provincia di Benevento, dove nella mietitura del 2022 sono state raccolte 53.000 tonnellate di grano duro grazie a investimenti per 17.250 ettari.

Un dato: il 15 febbraio, proprio mentre questo giornale pubblicava i dati sull’export appena ricordati, in Borsa Merci Foggia il prezzo massimo del grano duro fino nazionale, quello necessario a produrre la semola, mietitura 2022, veniva fissato a 425 euro alla tonnellata: ben 135 euro in meno rispetto alla medesima quotazione del primo giugno 2022, l’ultima della mietitura 2021.

Eppure, ancora a novembre molti agricoltori, con prezzi del grano duro già in discesa, ma ancora elevati, e con i costi dei carburanti e dei mezzi tecnici ormai già alti, non hanno aderito ai contratti di filiera, gli accordi tra industrie pastarie e molitorie e organizzazioni di produttori per un prezzo del grano legato in parte alla qualità e in parte garantito, salvo poi pentirsene.

Inoltre, l’elevata volatilità del mercato, che dipende molto anche da movimenti essenzialmente speculativi sui cambi, sui grani duri esteri e sui noli marittimi, ha penalizzato chi non aveva venduto “sotto trebbia” già in estate.

Che fare dunque? Il mercato dei cereali e quello del grano duro in particolare attendono due importanti riforme. In Italia, a differenza di altri Paesi, non sono note su un pubblico registro le quantità di cereali detenute a titolo di scorte da molini, pastifici e commercianti. Sono informazioni importanti, che devono essere condivise per dare trasparenza al mercato tra i vari attori della stessa filiera. Granaio Italia, si chiama così il registro telematico previsto per legge già da alcuni fa, prolungherà ancora fino a tutto il 2024 la fase sperimentale, grazie a un emendamento approvato al Senato nel decreto Milleproroghe.

Nello specifico del grano duro, la Commissione Unica Nazionale, pure prevista per legge, per rendere i prezzi della materia prima più trasparenti, uniformi ed evitare speculazioni tra operatori commerciali attivi su più borse merci, è ancora in fase sperimentale: è un altro elemento che è necessario rendere operativo al più presto. I mercati devono ben funzionare, perché i loro prezzi devono poter essere la base affidabile dei contratti di filiera, che pure vanno rivisti e rafforzati, per dare ai cerealicoltori maggiore certezza del reddito.

Diversamente, sempre meno agricoltori investiranno nel grano duro, che spesso si coltiva in aree dove difficilmente è possibile avere alternative colturali convenienti. Ecco perché è urgente intervenire su questa filiera con misure strutturali.